Chiesa Cristiana Evangelica Pentecostale di Monserrato (CA)
Studio biblico

IL DIVORZIO

Autore: Past. Fiorenzo Pintus

IL DIVORZIO

In Italia il Divorzio fu introdotto nell’ordinamento giuridico il I° dicembre del 1970, meglio noto come legge Fortuna-Baslini. Argomento molto antico, ma pur sempre di attualità. Molti si pongono la domanda ma ancora prima, l’hanno posta al Signore Gesù, e la domanda non fu formulata da uno qualsiasi , ma dagli appartenenti alla setta dei Farisei che dal popolo venivano considerati i veri dottori della legge. Cfr. Matt. 19:3 “Dei farisei gli si avvicinarono per metterlo alla prova, dicendo: «E’ lecito mandar via la propria moglie per un motivo qualsiasi? ».

Il divorzio era un argomento dibattuto in due scuole, oggi diremo di teologia. Una era quella di Hillel e l’altra quella di Shammai. Hillel apparteneva alla stirpe di Davide e desiderava conoscere la Torah. Mentre Shammai era il più famoso della religione ebraica e fondò la scuola. La scuola di Hillel scioglieva quello che la scuola di Shammai legava, diciamo che la scuola di Hillel secondo la loro interpretazione, era lecita a un uomo divorziare dalla moglie. Se per esempio cucinava male il pranzo o anche se gli piaceva un’altra donna. Lo scopo della domanda formulata dai farisei sembrava essere quello di conoscere il pensiero di Gesù. Se il pensiero era lo stesso della scuola di Hillel, Gesù avrebbe scemato o diminuito la sua autorità come maestro di morale. Se invece avesse avuto il pensiero della scuola di Shammai si sarebbe reso impopolare e forse si sarebbe tirato addosso l’odio e la vendetta di Erode. Cosa rispose Gesù alla domanda dei farisei? Cfr.Matt.19:4 “Ed egli rispose loro: «Non avete letto che il Creatore, da principio, li creò maschio e femmina?». Notiamo che la risposta di Gesù sottrae la questione alle dispute delle scuole e degli interpreti della legge mosaica e la riconduce all’istituzione divina e primitiva del matrimonio come viene ricordata nei primi capitoli della Bibbia; c’era una sola donna per un solo marito in cui viene narrata la maniera nella quale fu creata la donna ed ora agli albori della razza umana, viene sancita l’origine divina e l’istituzione del matrimonio: “L’uomo e la donna una stessa carne”. La Scrittura presenta il matrimonio come esempio della relazione tra Cristo e la Chiesa; l’apostolo Paolo nella lettera ai credenti di Efeso (cap.5:25) consiglia: “Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei”, al verso 28 continua nel dire:”Chi ama sua moglie ama se stesso”.

Gesù continua nel dire che per l’originale istituzione del matrimonio, i due che prima erano separati, non solo furono uniti ma divennero positivamente una sola carne. Quindi è impossibile divorziare senza violare l’ordinanza di Dio. Gesù rispondendo ai Farisei disse: “Quello, dunque, che Dio ha unito, l’uomo non lo separi”. Si guardi bene l’uomo prima di sciogliere il matrimonio, Iddio l’ha istituito e reso indissolubile. Gesù dichiara che vi è un solo caso, nel quale il divorzio è legittimo, cioè quando uno degli sposi è reo di adulterio. Il fondamento per sciogliere un matrimonio e appunto questo: che la fornicazione l’ha già rotto, la coppia non sono più una stessa carne. Tuttavia ci sono delle eccezioni alla norma che vieta il divorzio, l’apostolo Paolo nella I° Corinzi cap.7:15 cosi recita: “Però, se il non credente si separa, si separi pure; in tali casi, il fratello o la sorella non sono obbligati a continuare a stare insieme”. Da questo verso si deduce che uno dei due non è credente, comunque nell’espressione i due “Non sono più obbligati” letteralmente non sono assoggettati, cioè vincolati.

E’ evidente che chi sposa un’altra donna é un adultero; il talamo nuziale è stato infranto, in quel caso il cristiano rimane penalizzato perché il coniuge pagano prende la libertà di convolare ad altre nozze e nove volte su dieci usa tale libertà. La parte cristiana resta schiava di un vincolo ch’è stato rotto senza averne colpa e si può ritenere anch’essa sciolta e libera, come se l’altro coniuge fosse morto e non può più sperare in un ripensamento di colui o colei che è convolata a nuove nozze. In tal caso il credente indossa la veste della vedova pur essendo ancora vivo il suo ex marito, ma risposato. Cfr. I°Cor.7:39 “La moglie è vincolata per tutto il tempo che vive suo marito; ma, se il marito muore, ella è libera di sposarsi con chi vuole, purché lo faccia nel Signore”. Essa può quindi contrarre un altro matrimonio, tutt’al più, farà bene di non usare questa libertà finché l’altra parte resta onesta e celibe. Comunque la parte cristiana non deve fornire alcun plausibile pretesto. L’apostolo Paolo, dopo aver detto: «si separi pure», aggiunge: «ma Dio ci ha chiamati a vivere in pace; perché, tu, moglie, che sai se salverai tuo marito? E tu, marito, che sai se salverai tua moglie?».

Voglia il Signore rinsaldare tutti quei matrimoni che stanno vacillando con una speciale benedizione unendoli con i vincoli d’amore di Cristo.
Pubblicato il 25/08/2013
Genere: Studio biblico
Locale Monserrato

Riunioni

Domenica, Martedì e Venerdì
Ore 18:00

sito
In classifica

Immagini by Sere

Immagini by Stefano

CCEPM Podcast