Chiesa Cristiana Evangelica Pentecostale di Monserrato (CA)
Studio biblico

LA PASQUA: PASSARE OLTRE

Autore: Past. Fiorenzo Pintus

LA PASQUA: PASSARE OLTRE
PASQUA. Questa parola deriva da un verbo ebraico che significa «passare oltre» nel senso di risparmiare. Per una migliore interpretazione consultiamo la Scrittura, Cfr. Esodo 12:13 “il Sangue vi servirà di segno sulle case, dove sarete; quand’io vedrò il sangue, passerò oltre, e non vi sarà piaga su di voi per distruggervi, quando colpirò il paese d’Egitto.” Il sangue sparso sulle case israelite le proteggeva dalla morte, quando Dio colpì i primogeniti degli Egiziani.Passare oltre, da questa parola deriva il nome della festa (Ebr. Pesah), il Passaggio, come il sangue degli animali, fu il mezzo per la liberazione e la salvezza della morte, così il sangue di Cristo è il mezzo per la redenzione dei credenti. In Esodo 12:23 si legge: “infatti, il Signore passerà per colpire gli egiziani; quando vedrà il sangue sull’architrave e sugli stipiti, allora il Signore passerà oltre la porta e non permetterà allo sterminatore di entrare nelle vostre case per colpirvi.”Il sangue doveva essere spruzzato sugli stipiti delle porte con un mazzetto d’issopo, che generalmente gli israeliti la usavano nei riti di purificazione. Lo sterminatore di cui parla il verso, potrebbe trattarsi dell’Angelo del Signore, ossia il Cristo preincarnato. La Pasqua si chiamava anche «festa degli azzimi», fu istituita in Egitto, per commemorare l’avvenimento fondamentale della liberazione degli Israeliti. La Pasqua occorreva che si celebrasse solennemente in ricordo della notte nella quale il Signore aveva fatto morire tutti i primogeniti d’Egitto, ma aveva risparmiato le dimore degli Israeliti contrassegnate dal sangue di un agnello. La festa cominciava il 14 del mese d’Abib (Nisan=Marzo- Aprile), la sera, agli inizi del quindicesimo giorno, col pasto che seguiva al sacrificio dell’agnello. In origine, il sacrificio pasquale era un animale del gregge, sia un agnello di un anno che un capretto, chiaramente doveva possedere delle caratteristiche, non avere dei difetti, essere maschio dell’anno. Alla festa erano esclusi i non Israeliti, a meno ché non fossero dei proseliti, che comunque dovevano essere circoncisi. La Pasqua era seguita immediatamente per sette giorni dalla festa del pane azzimo, cosicché divennero unica celebrazione. Il popolo doveva mangiare il pane senza lievito (azzimo) a ricordo della fretta con cui erano usciti dal paese d’Egitto. Cfr. Esodo 12:33,34 “Gli Egiziani fecero pressione sul popolo per affrettare la partenza dal paese, perché dicevano: «Qui moriamo tutti!» il popolo portò via la pasta prima che fosse lievitata; avvolse le sue madie nei suoi vestiti e se le mise sulle spalle.” La mancanza di lievito, li avrebbe aiutato a ricordare la loro partenza frettolosa, ma anche la purezza, ma anche la schiavitù degli Israeliti in Egitto. Andando per ordine, vediamo come si mangiava la Pasqua: Arrostivano per intero l’agnello (non si doveva bollire), il sangue sparso evocava l’espiazione, le erbe amare simboleggiavano le sofferenze della schiavitù in Egitto. Come già accennato il pane senza lievito rappresentava la purezza, troviamo riscontro di questo anche nella lettera di S.Paolo ai Corinti 5:7,8 “Purificatevi del vecchio lievito, per essere una nuova pasta, come già siete senza lievito. Poiché anche la nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata. Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità.” In questo caso s’intende che i membri della Chiesa devono purificarsi dalle impurità del cuore e della vita. I Giudei, dopo aver ucciso l’agnello Pasquale, celebravano la festa con pani azzimi, anche noi dobbiamo fare lo stesso, non per sette giorni, ma per sempre. Morire al peccato insieme al nostro Signore, assomigliare a Lui nella Sua morte. Detta in una parola, la vita del credente dovrebbe essere una festa celebrata con pani azzimi, il credente deve purificarsi dal vecchio lievito e celebrare la festa con azzimi della sincerità e della verità, come disse l’apostolo Paolo. Se la famiglia era poco numerosa, a essa si univano i vicini per consumare l’intero agnello, il capo famiglia ricordava la storia facendo riferimento al Signore della Pasqua. In origine, per mangiare questo pasto, gli Israeliti restavano in piedi, questo significava essere pronti per partire. Più tardi presero l’abitudine di stendersi sui divani, mentre le donne si sedevano, in seguito introdussero particolari non prescritti dalla legge, come bere coppe di vino mescolato con acqua, cantare i Salmi (dal 113 al 118). Il profeta Isaia al cap. 30:29 riferisce: “Allora intonerete dei canti, come la notte quando si celebra una festa; avrete la gioia nel cuore, come chi cammina al suono del flauto per andare al monte del Signore, alla roccia d’Israele.” Mosé il giorno in cui gli Israeliti lasciarono l’Egitto rivelò che la solennità della Pasqua sarebbe durata sette giorni. La notte della prima Pasqua non vi era lievito nelle loro case, partirono precipitosamente portando con loro la pasta non lievitata. Il Nuovo Testamento indica Gesù come l’Agnello di Dio, ossia, provvede perché l’uomo sia liberato dalla schiavitù del peccato, quindi l’Agnello che Dio ha sacrificato è Gesù, Suo unigenito figlio. I vangeli riferiscono che prima di essere offerto in sacrificio Gesù ha voluto mangiare la Pasqua. Cfr Luca 22:14,15 “Quando giunse l’ora, egli si mise a tavola, e gli apostoli con lui. Egli disse loro: «Ho vivamente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi, prima di soffrire.»”. I cristiani celebrano la S. Cena con i sacri simboli del pane e del vino, in virtù dell’insegnamento di Cristo: “Fate questo in memoria di me”; così anche noi abbiamo desiderato vivamente mangiare la Pasqua. Tutte le altre forme di festività pasquali non bibliche sono da considerare festività pagane, alla quale i cristiani devono prendere le distanze. L’apostolo Paolo in prima Cor.4:6 riferisce: “Ora, fratelli, ho applicato queste cose a me stesso e ad Apollo a causa di voi, perché per nostro mezzo impariate a praticare il «non oltre quel che è scritto»…..” L’Eterno Iddio, sia ringraziato per averci dato l’Agnello senza macchia e senza difetto e così chiunque crede in Lui può passare oltre incamminandosi verso la Gerusalemme Celeste. Shalom.
Pubblicato il 13/04/2014
Genere: Studio biblico
Locale Monserrato

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